
Davvero una bella iniziativa questa della slow food che, in particolare in questi tempi difficili, fra guerre , confusione delle nuove generazioni, chiuse in mondi virtuali e nei social network, ti riporta alla terra. Ecco come la raccontano sui loro social network “Al vivaio Regionale “Le Tore” di Sorrento abbiamo avuto una nuova e appassionante lezione pratica per imparare la tecnica di innesto delle piante di Noce della Penisola Sorrentina.
Guidati sia dai tecnici dell’istituto CREA di Caserta sia da esperti anziani del luogo, in un connubio di esperienze sognificative, il gruppo di allievi del Corso ” Salvaguardia e valorizzazione della biodiversità delle piante di Noci della Penisola Sorrentina” e altri invitati interessati all’evento, hanno effettuato gli innesti con le marze provenienti dal CREA sulle piante raccolte due anni fa nell’area della Penisola Sorrentina.
Il progetto pluriennale, finanziato dalla Regione Campania con un accordo di collaborazione con i comuni di Vico Equense, il comune di Sant’Agnello e la condotta Slow Food Costiera Sorrentina e Capri , prevede anche la creazione di campi sperimentali con le piante così innestate, con l’ applicazione di sistemi di impianto e forme di allevamento che possano facilitare la raccolta che, ad oggi, rappresenta il vero problema per gli alti costi.
Silvana Boschi Pierluigi D’Apuzzo
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Per propagare le piante nei vivai e nei frutteti sovente si ricorre all’innesto. L’operazione consiste nel saldare assieme due parti di piante diverse, di solito la radice con un fusto, in modo da formare una nuova pianta nella quale sono riunite certe caratteristiche pregevoli delle due piante scelte per questa combinazione: l’una fornisce l’apparato radicale e l’altra il fusto, con i rami, le foglie, i fiori e i frutti. La pianta innestata è costituita dal “portainnesto” e dal “nesto”; il primo va a formare l’apparato radicale della nuova pianta e il secondo dà origine alla chioma. Il ” nesto”, detto anche “gentile”, può essere costituito da una sola gemma, detta in gergo anche “occhio” o “scudetto ” oppure da un rametto di un anno, cioè dalla “marza”.
Perché i fruttiferi. Per semplicità ci limitiamo a parlare degli innesti delle piante fruttifere. Le stesse considerazioni però valgono anche per quelle ornamentali. La riproduzione per seme non è quasi mai conveniente in frutticoltura perché le piante nate da seme presentano in genere caratteristiche “selvatiche” o comunque peggiori di quelle delle piante madri. Per mantenere le caratteristiche di una determinata varietà (in gergo si dice “cultivar”), è necessario ricorrere alla propagazione per talea, per margotta, per propaggine o per innesto (si chiama propagazione per via agamica). Si ha così la certezza di mantenere inalterate le caratteristiche della “cultivar” che vogliamo moltiplicare; dis ponendo di una pianta pregevole, è facile ricavar e da essa un gran numero di piante uguali (cloni).
Importante: il portainnesto. Innestando i fruttiferi c’è la possibilità di scegliere quel portainnesto che abbia l’apparato radicale più adatto a un determinato tipo di terreno oppure più resistente a certi parassiti; la scelta del portainnesto è importante perché influisce sulla vigoria vegetativa della pianta e inoltre può essere determinante per anticipare la fruttificazione o per migliorare il colore dei frutti e altre caratteristiche organolettiche. Alcuni fruttiferi, come ad esempio l’actinidia, il fico, il nocciolo, l’olivo, il limone, si possono propagare anche per talea o per margotta; la cosa non si può fare con il ciliegio, il melo, il pero, i l su sino (non radicano facilmente) e tanti altri fruttiferi che perciò vanno propagati per innesto.
I vantaggi. Dunque, con l’ innesto si conservano inalterate le caratteristiche varietali e se preleviamo gemme o marze da una stessa pianta “madre” otteniamo piante con identiche caratteristiche e tutte perfettamente eguali: cosa molto importante perché nella moderna frutticoltura c’è l’esigenza di coltivare varietà perfettamente selezionate così da soddisfare le richieste del mercato che chiede frutti di qualità e pezzatura uniformi. Anche g li amatori sfruttano molto la tecnica dell’ innesto, soprattutto allo scopo di propagare vecchie varietà tramandate da generazioni e difficilmente reperibili nei vivai.
La scelta dei portainnesti è fondamentale al fine di predeterminare la taglia della pianta; di recente sono stati introdotti dall’Inghilterra i famosi “cloni” di melo “East Mailing” che sono preziosi come portainnesti nanizzanti e quindi molto adatti per ottenere piante di sviluppo contenuto e in grado di fruttificare già al secondo anno dall’innesto.
Fonte : PositanoNews.it