
Dalle antiche tavole della Napoli seicentesca ai moderni ristoranti d’eccellenza: la “foglia” non è più il cibo dei poveri, ma la nuova frontiera del benessere e della cucina d’autore.
di lucio esposito
C’è un momento preciso in cui la storia smette di essere un polveroso ricordo nei libri di cucina e diventa un’esperienza sensoriale. Quel momento, per chi scrive, è avvenuto durante una sosta in Irpinia, varcando la soglia de “La Pignata 2.0”. Qui, ad accogliere l’ospite, c’è il carisma barbuto di Don Guglielmo, oste moderno che sembra custodire i segreti di una terra antica, ma con lo sguardo rivolto al futuro.
Un Viaggio tra Erbe Amare e Tecnologia
Il pranzo si è rivelato una vera e propria epifania culinaria, un filo conduttore tessuto con le trame vegetali del territorio: lampascioni, rucola selvatica, tarassaco, fave e verdure di stagione. Non chiamateli “contorni”. Nelle mani della chef, queste erbe si trasformano in portate gourmet che sfidano i palati più esigenti, elevando la semplicità a forma d’arte.
Ma il vero paradosso — quel tocco di contemporaneità che strappa un sorriso — è il servizio: mentre la chef trasforma la terra in poesia, a portarla in tavola è un robottino di sala. Un contrasto stridente, eppure armonioso, che sembra dire: “Siamo nel 2026, ma le radici restano profonde”.
Dalla Fame alla Salute: la Rivincita Storica
Seduto a quel tavolo, il pensiero è andato inevitabilmente a un’epoca lontana. Prima del XVII secolo, i napoletani non erano i “mangiamaccheroni” che tutto il mondo conosce. Erano i “mangiafoglie”.
Fino al 1600, la pasta era un lusso per pochi; il popolo sopravviveva grazie a cavoli, broccoli e verdure spontanee. Fu solo intorno al 1630, a causa di una terribile carestia e dell’invenzione del torchio meccanico per la pasta, che il popolo cambiò dieta (e soprannome).
“Oggi, finalmente, tornano i mangiafoglie. E non è un ritorno dettato dalla miseria, ma da una nuova consapevolezza.”
Le “5 Porzioni” che Salvano la Vita
Se un tempo mangiare “foglie” era una necessità di sopravvivenza, oggi è una scelta di longevità. Le raccomandazioni mediche sono chiare: cinque porzioni al giorno di frutta e verdura per restare in salute.
Il ritorno dei mangiafoglie in chiave 2.0 rappresenta una rivoluzione culturale:
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Etica: valorizzazione della biodiversità locale.
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Gourmet: riscoperta di sapori amari e complessi dimenticati dall’industria alimentare.
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Salutistica: la prevenzione che passa per il piatto, proprio come suggerito dalla dieta mediterranea originale.
In Irpinia, tra un lampascione croccante e un robot che sfreccia silenzioso, abbiamo capito che il futuro della gastronomia non sta nel dimenticare il passato, ma nel rimetterlo al centro della tavola. Con meno farina bianca e molto più “verde”.






Fonte : PositanoNews.it