
Il fine settimana è fatto per esplorare nuovi sapori e, questa volta, il consueto “fuori porta” di Positanonews ci ha portati ad allontanarci dalla nostra amata costiera per addentrarci nel cuore dell’area vesuviana. È stata una scoperta del tutto casuale quella che ci ha condotti a Piazzola di Nola, varcando le porte del ristorante Ambarabà. Una casualità che si è trasformata in una vera e propria esperienza gastronomica.
Un’atmosfera che sa di casa
Nonostante fosse domenica – una giornata tradizionalmente frenetica e complessa per il mondo della ristorazione – siamo stati accolti con una gentilezza e una cortesia rare. Il locale colpisce fin da subito: il caldo arredamento in legno crea un’atmosfera intima e rilassante. Si percepisce immediatamente la mano di una gestione affidata a veri professionisti del settore, cordialissimi e capaci di farti respirare un’autentica “aria di casa”.

Un viaggio tra sapori genuini e porzioni abbondanti
Il nostro pranzo è iniziato con una carrellata di antipasti a dir poco eccezionali. Menzione d’onore assoluta va al carciofo, che in questo locale rappresenta un vero e proprio must da non perdere. Ad accompagnarlo, dei gustosissimi involtini di carne e una deliziosa patata dal cuore morbido di formaggio.

A seguire, i primi piatti non hanno deluso le aspettative: la cucina propone pietanze ottime, dai sapori decisi e autentici, servite in porzioni generose e appaganti.
Il capolavoro: la parmigiana nel “Boccaccio”
Ma la vera perla della giornata, il piatto eccezionale e decisamente fuori dalla norma che vale da solo il viaggio, è stata la loro interpretazione della parmigiana di melanzane. Servita e cotta a vapore all’interno del tradizionale “boccaccio” di vetro, questa parmigiana è un trionfo per il palato. Avvolta in un sugo ricco e saporitissimo, la melanzana si scioglieva letteralmente in bocca, regalando un’esplosione di gusto indimenticabile.

Un nuovo punto di riferimento
Per la cura dei dettagli, la qualità delle materie prime e l’eccellente accoglienza, l’Ambarabà si candida di diritto a diventare un solido punto di riferimento culinario per tutta l’area vesuviana. Quando la buona cucina incontra la passione e il sorriso di chi ti ospita, il risultato non può che essere vincente.
Ci hanno colpito le tre scimmiette che abbiamo viste disegnate a fianco al nostro tavolo
Le Tre Scimmiette sagge sono le guardiane del santuario di Toshogu a Nikko, costruito nel 1617, uno dei più importanti del Giappone. La statua, che campeggia all’entrata del tempio shintoista, rappresenta una saggezza antica, che risale fino a 2500 anni fa: un saggio codice di condotta seguito dalle più alte civiltà in Cina, India e Giappone. Il cuore di questa saggezza, rappresentato appunto dalle tre scimmiette sagge, può essere riassunto in tre fasi: non parlare del male (Iwazaru), non vedere il male (Mizaru), non sentire il male (Kikazaru).
Poche immagini hanno valicato tante frontiere e secoli per arrivare intatte fino a noi, con la forza di un simbolo. Tant’è vero che le tre scimmiette le ritroviamo anche sotto forma di emoticon nelle varie chat messe a disposizione dai social.
Le tre scimmiette nel non parlare del male, nel non vedere il male e nel non sentire il male non ci invitano certo all’omertà, o a ignorare le malefatte presenti nel mondo, ma ci spingono a un retto comportamento. Il concetto suggerito è molto semplice: l’uomo ha il potere di aprire o chiudere a proprio piacimento tanto le porte della percezione quanto quelle dell’espressione. Si tratta di libero arbitrio. E non solo. Per mezzo dell’autocontrollo e della disciplina derivanti dalle scelte fatte, l’uomo può regolare la qualità e l’intensità dei flussi sensoriali. Di ciò che percepiamo, che entra nel nostro corpo e di ciò che manifestiamo, che proiettiamo all’esterno.
È un invito alla prudenza quelle delle tre scimmiette sagge. Ti dicono: fai attenzione alle tue parole, tappati le orecchie di fronte a ciò che non serve o non aiuta, copriti gli occhi dinanzi a ciò che ti danneggia. In altre parole è anche un invito a cercare ciò ti fa stare bene e ti rende felice. E noi occidentali non è forse proprio questa capacità che abbiamo smarrito? La capacità di cercare e vedere il bello nella vita? Ci siamo fatti convincere che il simbolo delle tre scimmiette sagge rappresentasse un’azione per ignorare la cattiva condotta altrui, evitando di denunciarla a chi di dovere o raccontarla al prossimo.
Fonte : PositanoNews.it