
Un’opera monumentale di Franco Gargiulo e Lucio Esposito illumina il legame tra il Santo e la sua terra.
Di Ciro Ferrigno Numero 403 – Gennaio 2026
Non è una semplice biografia, ma un vero e proprio “documento definitivo”. Chi si appresta a leggere “Sant’Agnello Abate: la vita, il culto attraverso la storia e la tradizione”, scritto a quattro mani da Franco Gargiulo e Lucio Esposito, si troverà davanti a un’opera omnia che scava nelle pieghe del tempo per restituire verità spesso ignote ai più.
Il libro non si limita a raccontare il Santo, ma lo segue nel suo cammino: dall’amata Napoli all’eremo solitario tra le montagne di Guarcino, in Ciociaria. Qui, nonostante il desiderio di silenzio, la sua fama di santità lo precede, rendendolo un faro per il popolo in tempi oscuri di pestilenze e guerre.
Un Patrono tra Leggenda e Realtà
La figura di Agnello emerge non solo come monaco benedettino, ma come defensor civitatis. La leggenda lo vuole sulle mura di Napoli, vessillo in pugno, a proteggere la città. Ma la sua influenza va oltre i confini regionali: è il protettore della fertilità e della maternità, un culto antico che ancora oggi parla al cuore delle donne in attesa.
L’ipotesi storica: Le origini del nostro Comune
Uno dei punti più affascinanti della ricerca riguarda il legame con il nostro territorio. Gli autori avanzano un’ipotesi suggestiva:
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Pochi decenni dopo l’anno mille, fu fondata l’Abbazia di San Pietro a Cermenna.
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Questa potente realtà benedettina possedeva vasti terreni e fondò centri abitati come San Liborio e Petrulo.
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È probabile che proprio i monaci abbiano dato vita al borgo di Sant’Agnello, trasformando forse un preesistente tempietto nel fulcro del culto che oggi conosciamo.
La Voce del Popolo: Gli Inni
Il libro analizza anche la devozione attraverso il canto. Troviamo un forte contrasto tra due componimenti:
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“Agnel Dolcissimo”: Un inno popolare, breve e quasi ossessivo nella sua semplicità, che un tempo risuonava in dialetto. È il canto del cuore, privo di artifici, che testimonia un amore viscerale della gente per il suo protettore.
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L’Inno del 14 dicembre: Un’opera più recente e letteraria, dal lessico ricercato, cantata un tempo dalle giovani dei circoli cattolici, che pur nella sua “freddezza” stilistica, segna un’epoca della devozione locale.
“Vadano sempre le donne gravide a ‘vedere’ il Santo e, superata ogni superstizione, troveranno nel Suo sguardo quel senso di protezione che chiedono e ascolteranno nel cuore l’inno alla vita e all’amore.”
L’Appuntamento da non perdere
Per chi desidera approfondire questo viaggio tra mistero e fede, l’appuntamento è fissato per:
DOMENICA 18 GENNAIO 2026 – ORE 19:00 Santuario dell’Annunziata (Rione Angri)
Oltre agli autori, interverranno:
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Don Emmanuel Miccio (Parroco)
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Alfonso M. Delli Franci (Chitarra) e Salvatore De Rosa (Mandolino)
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Corale dei SS. Prisco ed Agnello diretta dal M° Annamaria D’Esposito
Un’occasione preziosa per riappropriarsi delle proprie radici e guardare con occhi nuovi al volto di un Santo che, dietro un’apparente severità, nasconde una protezione infinita.



Fonte : PositanoNews.it