
LA PASTIERA DELL’EPIFANIA
Di Antonino Siniscalchi
In penisola sorrentina l’Epifania non è soltanto il giorno che chiude ufficialmente il periodo natalizio, ma rappresenta una sorta di seconda Pasqua, tanto da essere ancora oggi etichettata con l’espressione popolare “Pasqua Epifania”. Un modo di dire che racchiude secoli di tradizioni, riti domestici e sapori che si tramandano di generazione in generazione. Ed è proprio con questa premessa che si è diffusa, nel tempo, l’usanza di preparare la prima pastiera del nuovo anno il 6 gennaio.
La pastiera dell’Epifania è molto più di un semplice dolce: è il simbolo di un passaggio, l’anello di congiunzione tra le feste natalizie e il ritorno alla quotidianità. In molte famiglie della penisola sorrentina rappresenta il primo dessert dell’anno, quello che “apre” ufficialmente il calendario delle ricorrenze gastronomiche. Non a caso la pastiera campeggia già nelle prime pagine del libro “I dolci della domenica” di Maria Grazia Cocurullo, autentica custode della memoria culinaria locale.
«In penisola sorrentina – scrive – si dice “Pasqua Epifania, tutte le feste si porta via”. Certo, dopo tutte le abbuffate fatte lungo il periodo che va da Natale a Capodanno si chiude in bellezza e non proprio leggerini con un dolce così impegnativo». Parole che raccontano con semplicità e ironia il senso profondo di questa tradizione: salutare le feste concedendosi ancora una volta un piacere pieno, ricco, conviviale.
La preparazione della pastiera per l’Epifania diventa così un rito domestico, fatto di gesti lenti, profumi di fiori d’arancio e ricotta, di grano cotto e spezie che riempiono le cucine. Un rito che riunisce le famiglie attorno alla tavola e che, anno dopo anno, continua a raccontare l’identità di un territorio. Perché in penisola sorrentina, anche quando le feste finiscono, lo fanno sempre con dolcezza.
Le prime pastiere 2026 di Annarita Siniscalchi e di Dora con Mimmo De Gregorio Stuzzichino
Fonte : PositanoNews.it
