
PIANO DI SORRENTO – In un’epoca in cui la velocità della produzione industriale sembra travolgere le tradizioni, la storia di Benedetto De Gregorio, titolare dell’azienda agricola “Il Turuzziello”, si staglia come un baluardo di resistenza e innovazione. L’incontro con il maestro casaro, erede di una dinastia che giunge oggi alla sua settima generazione, avviene in un momento cruciale per il comparto agricolo italiano. Il 2026 è stato infatti designato dall’ONU come l’Anno Internazionale dei Pascoli e dei Pastori (IYRP), una direttiva che mira a valorizzare chi, come De Gregorio, vive in simbiosi con il territorio e i propri animali.
Una Storia di Famiglia e Territorio
Il nome dell’azienda, “Il Turuzziello”, deriva dal termine greco tauros, che indica una “piccola montagnella”, quella di Schiazzano, dove l’attività affonda le radici. Benedetto racconta con orgoglio il legame con il passato: se il nonno distribuiva fior di latte porta a porta con un cesto sulla testa, oggi l’azienda è diventata un modello di turismo esperienziale. “L’idea era semplice: far capire chi siamo veramente”, spiega De Gregorio, sottolineando come l’accoglienza dei turisti (spesso internazionali) sia diventata la chiave per sostenere una produzione artigianale che oggi si attesta sui 50 kg di formaggio al giorno.
La Cucina Italiana Verso l’UNESCO
L’incontro si inserisce perfettamente nel dibattito sulla Cucina Italiana come Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO. Non si parla di un singolo chef o di una ricetta, ma di un sistema complesso che parte dagli ingredienti e dalla dedizione degli allevatori. Benedetto De Gregorio rappresenta l’anello fondamentale di questa catena: colui che cura la stalla, dove ogni animale è considerato un “essere vivente” con le proprie esigenze e umori che influenzano la qualità del latte e, di conseguenza, del formaggio.
Le Sfide: Burocrazia e Futuro
Nonostante i successi, come i recenti riconoscimenti dell’ONAF (Organizzazione Nazionale Assaggiatori Formaggi) per il Provolone del Monaco, il settore affronta sfide imponenti. La burocrazia spesso opprimente e le rigide normative ASL mettono a dura prova i piccoli produttori. “A volte troviamo muri perché ci si nasconde dietro le regole senza proporre soluzioni alternative”, denuncia De Gregorio.
Inoltre, la gestione di una stalla con 70 capi non conosce soste: “La mucca va munta due volte al giorno, mattina e sera; non c’è Pasqua o Natale”. Questa fatica ha portato l’azienda a una scelta coraggiosa: ridurre la produzione per preservare la qualità della vita e del prodotto, preferendo la condivisione della propria arte con chi visita l’azienda piuttosto che la rincorsa ai grandi numeri.
Verso il 2026
L’invito che emerge dall’incontro è quello all’unione. In un territorio come quello di Massa Lubrense, dove convivono 11 caseifici e 31 allevatori, la cooperazione è l’unica via per proteggere il paesaggio e l’economia locale. L’obiettivo per il 2026 è chiaro: rendere gli allevatori protagonisti consapevoli di un patrimonio che tutto il mondo ci invidia, trasformando la fatica quotidiana in un racconto di eccellenza.
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Fonte : PositanoNews.it





