Arte del dolce, Napoli regina: batte anche Roma e Milano

10 Febbraio 2026

Arte del dolce, Napoli regina: batte anche Roma e Milano
È la provincia con il maggior numero di imprese.
Schisa (Gay-Odin): «L’export vola grazie al turismo»

A una settimana da San Valentino, Napoli si scopre la città più dolce d’Italia. Lo scrive oggi Il Mattino e se pensiamo alla Costiera Amalfitana e Penisola Sorrenti, fra Po’ anda di Amalfi, Vafiero della Pasticceria Primavera a Sorrento e il bar Romano a Meta che riaprira’ fra un paio di giorni non c’e’ che crederci .Sfogliatelle, cioccolatini nudi, babà, creme spalmabili, hanno reso il capoluogo campano leader nel settore dolciario, che rappresenta un caposaldo dell’industria alimentare italiana. L’ultimo bilancio tracciato dal Registro delle imprese ha calcolato nel 2025 un fatturato del settore dei dolci di 8 miliardi e Napoli ha conquistato il podio per numero di attività (943), a seguire Roma (571) e Milano (410). In sesta posizione un’altra città campana: Salerno con 288 imprese.

Complessivamente la filiera coinvolge 9.748 aziende: 5.869 impegnate nella produzione, 1.645 nel commercio all’ingrosso, 2.234 nel commercio al dettaglio. Nel settore convivono multinazionali e realtà artigianali concentrate in particolare in Campania, Lombardia e Piemonte, ed è forte la propensione all’export.

Il Sud però guida la volata con il maggior numero di aziende. Un settore vitale e in crescita (108 nuove realtà nell’ultimo anno) che offre lavoro. Complessivamente gli addetti hanno raggiunto 53mila unità e il primato va a Milano con 3.826 occupati, tallonata da Napoli con 3.228, più distaccate Verona (2732) e Roma (2.411). La produzione di dolci attira anche gli stranieri. Secondo il Registro delle imprese è Brescia la città dove c’è il maggior numero di imprese guidate da stranieri (16%), al secondo posto Milano (13%) a fronte di una media nazionale del 6%.

L’11% delle aziende è nelle mani dei giovani, solo il Trentino svetta al 18%. Il dolciario spicca per valori alti di redditività, ma anche per gli investimenti elevati in Ricerca e Sviluppo finalizzati al miglioramento dei profili nutrizionali e del packaging.

Le realtà produttive puntano sempre di più su qualità delle materie prime e prodotti di alto profilo. Un recente monitor sui distretti agroalimentari realizzato da Intesa Sanpaolo, che ha valutato nel 2024 un valore dell’export di circa 28 miliardi, ha incoronato tra quelli più dinamici caffè e confetterie di Napoli.

I dolci, come tutte le eccellenze enogastronomiche, rappresentano un volano rilevante per il turismo. E il Mezzogiorno schiera prodotti di assoluta eccellenza che sono diventati i veri ambasciatori del Made in Italy. Secondo un’indagine della Coldiretti, la spesa per il cibo costituisce oltre un terzo del budget dei vacanzieri italiani e stranieri, una voce che supera quella dell’alloggio. Oggi, infatti, i turisti sono attratti anche dalla tavola.

Tante le aziende storiche, come Gay-Odin, che dalla fine dell’Ottocento delizia i palati dei napoletani e non solo. Massimo Schisa del Consiglio di amministrazione di Gay-Odin spiega che i prodotti simbolo dell’azienda raggiungono i Paesi dell’Unione europea attraverso il canale dell’e-commerce. «Se negli anni passati – dice Schisa – ad acquistare i nostri prodotti erano solo napoletani trasferiti all’estero, oggi invece sono moltissimi gli stranieri». Ad aiutare i social. Ma è stato l’exploit turistico a spingere il Made in Napoli. Una volta assaggiate le specialità si tende ad acquistarle anche quando si ritorna nei propri Paesi d’origine. Turismo e cibo sono diventati un binomio indissolubile, quindi. E i dolci sono un’attrattiva. «Un’altra faccia di una Napoli che – sottolinea il rappresentante di Gay-Odin – nelle sue contraddizioni esprime vitalità e identità». Che si ritrova anche nei prodotti tipici della nostra cioccolateria. Il “Vesuvio di cioccolata”, disegnato dall’architetto Fabrizio Mangoni, è una vera opera d’arte che si vende molto anche come gadget. E la conferma che la cultura si sposa bene anche con il settore dolciario viene da un altro noto architetto, il veneto Angelo Trevisan, anticipatore del liberty napoletano che disegnò la fabbrica di via Vetriera inaugurata nel 1922.

La pasticceria è fortemente legata ai territori, ma nel caso di Napoli la connessione è addirittura con i rioni. La sfogliatella di Attanasio alla Ferrovia, per esempio, si distingue dagli altri brand. Ogni zona marchia la sua offerta. Gay-Odin è diventato un luogo da visitare dopo la profonda operazione di ristrutturazione e branding del negozio di Via Chiaia, dai legni degli arredi alle scatole. Un luogo tutelato dalla Sovrintendenza e punto di attrazione per i turisti. A conferma che anche col cioccolato non si fa solo business, ma anche cultura, perché dai dolci e dalla tavola in generale passano tradizioni e storia di un popolo. E questo mix vincente di enogastronomia, turismo e arte è destinato a rafforzarsi con il riconoscimento Unesco alla cucina italiana che ha proiettato l’Italia nell’Olimpo della tavola mondiale.

( il Mattino)

Fonte : PositanoNews.it

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